Il problema
eFM gestisce portafogli immobiliari in tutta Europa. Ogni edificio che entra nel loro sistema di facility management arriva come modello Revit consegnato da uno studio di architettura esterno, e ogni studio ha le sue abitudini: nomi dei parametri diversi, convenzioni spaziali diverse, dati più o meno completi. Prima che un modello potesse alimentare la piattaforma CAFM Archibus di eFM, qualcuno doveva aprirlo e controllarlo a mano: centinaia di parametri, nomenclature da correggere, confini dei locali da verificare. Due o tre giorni per modello, errori umani inevitabili, e un collo di bottiglia tra la consegna del progetto e l'inizio della gestione operativa.
Cosa abbiamo fatto
Un plugin Revit nativo che sta dentro il flusso di lavoro dell'architetto e fa da controllo qualità automatico. I progettisti lo lanciano prima di consegnare; eFM riceve solo modelli già conformi ai propri standard.
Il plugin fa tre cose. Valida i dati: controlla ogni parametro obbligatorio per il facility management (nomi dei locali, calcoli delle superfici, classificazioni impiantistiche) rispetto alle regole globali di eFM e indica esattamente cosa manca o cosa è sbagliato. Standardizza la nomenclatura: mappa i nomi di famiglie e tipi del progetto al vocabolario eFM con un clic, così modelli di studi diversi parlano la stessa lingua. Esporta per Archibus: genera i pacchetti dati nello schema JSON/XML che il middleware di eFM aspetta, importabili senza pulizia intermedia.
Cosa è cambiato
La validazione di un modello è passata da due o tre giorni lavorativi a pochi secondi. Ogni modello che entra rispetta lo stesso standard, quindi la sincronizzazione con Archibus non ha più errori di integrazione. Ci guadagnano anche gli studi di architettura: invece di cicli di correzione via email ricevono l'elenco delle cose da sistemare direttamente in Revit, prima di consegnare.
